Le società sono composte da individui, e sono buone solo nella misura in cui aiutano gli individui a realizzare le proprie potenzialità e a condurre una vita felice e creativa.
Come terapista itard nell’ambito delle disprassie e dei DSA svolgo servizi e attività basate sul sistema CO. CLI. TE. ad approccio ecologico-dinamico secondo il Metodo Crispiani.
Nello specifico svolgo servizio di:
Tu non sei corpo e mente, sei corpomente.
Il metodo Crispiani si fonda su principi scientifici che integrano l’educazione cognitiva con quella motoria.
Questo approccio ecologico dinamico basato sul sistema CO.CLI.TE. riconosce l’importanza della connessione tra movimento, apprendimento e sviluppo delle capacità cognitive.
La metodologia parte dal presupposto che le difficoltà di apprendimento non siano isolate, ma parte di un sistema più complesso che richiede un intervento multidimensionale; è pertanto un approccio globale (non settoriale) che lavora sull’interezza dell’individuo, non separa corpo e mente.
Al centro del metodo troviamo l’attenzione alla persona nella sua globalità. Gli interventi vengono personalizzati considerando le caratteristiche individuali, le potenzialità e le specifiche necessità.
Il focus è posto sul potenziamento delle abilità esistenti piuttosto che sulla mera compensazione delle difficoltà.
Le caratteristiche distintive del metodo includono:
L’obiettivo non è il miglioramento delle performance, quella è una conseguenza. L’obiettivo è migliorare le relazioni e la qualità della vita della persona aumentando autonomia, autostima e senso di efficacia.
Il metodo Crispiani si basa sulla Teoria Prassico Motoria (TPM) che trova ampio riscontro nella letteratura scientifica nazionale ed internazionale nel contesto neurobiologico e neurofunzionale.
La TPM riconosce nella dislessia un disordine delle prassie con particolare riferimento alle sequenze ed alla fluidità delle funzioni esecutive e con interessamento dell’organizzazione spazio-temporale e della dominanza laterale.
Cosa significa?
La dilessia è una manifestazione della disprassia, la condizione disprassica e dislessica è una condizione integrata, ovvero comprende sempre la presenza di dislessia, disgrafia e discalculia seppur con diversi gradi di interessamento (può essere più interessata una funzione rispetto ad un’altra).
La dislessia non è un deficit, ma un disordine.
Più precisamente un disordine esecutivo.
I disturbi specifici di lettura, scrittura e di calcolo sono disturbi delle funzioni esecutive.
“La persona dislessica infatti impara a leggere, scrivere e calcolare ma esegue tali funzioni con modalità lente, discontinue e disordinate,
alternate talvolta a prestazioni corrette” (Crispiani 2016).
In coerenza con l’ ICF (classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute) che pone la distinzione tra apprendere una funzione (imaparare a leggere) ed applicarla (lettura), la dislessia si presenta infatti come disturbo nell’applicazione, ovvero nell’esecuzione della funzione.
I disturbi specifici di lettura, scrittura e di calcolo sono dunque disturbi delle funzioni esecutive e sono pertanto parzialmente pervasivi, poichè
“Sulle funzioni esecutive poggia l’intero comportamento umano
intenzionale e automatico e regola la proceduralità dell’agire motorio,
percettivo, emozionale, linguistico, del pensiero ecc..” (Crispiani 2016).
le funzioni esecutive sono coinvolte nella risoluzione di problemi, nella pianificazione di obiettivi, nella regolazione del comportamento, nella regolazione delle emozioni e nell’inibizione di risposte impulsive inadeguate, nella capacità di passare da un attività all’altra, nell’aggiornamento delle informazioni e nel mantenimento dell’attenzione.
Per questo il disordine e la discontinuità interessano lo stato globale della persona e l’efficenza globale del suo comportamento.
L’esecuzione disordinata pervade parzialmente il comportamento dell’individuo seppur a diversi gradi di estensione e intensità.
Il disturbo specifico interessa principalmente l’esecutività delle condotte nel loro ordine sequenziale, pertanto: la dislessia è una disprassia sequenziale.
“La condizione disprassica e dislessica accompagana la persona lungo la sua vita e può, in vario modo, caratterizzare l’efficienza dell’azione, gli stili di vita, le condizioni emotive, affettive e relazionali” (Crispiani 2016).
Per trattamento abilitativo si intende l’insieme delle azioni dirette sul caso (azioni educative, terapiche), l’impiego di situazioni, ambienti e materiali coerenti ad un progetto di funzionalizzazione attiva, con esclusione delle “misure sostitutive” che evitano al soggetto di esercitare e migliorare le proprie competenze.
Il trattamento abilitativo è condotto secondo le linee procedurali e le logiche della strategia ecologico-dinamica nel contesto del sistema CO.CLI.TE. (cognitivo- clinico-trattamento educativo).
Nel trattamento si parte sempre dal corpo, per arrivare poi a lavorare sulle funzioni superiori (linguaggio, pensiero, emozioni..).
Lo scopo è quello di sollecitare, monitorare e spingere a fluidità sia le capacità di base (motorie, percettive, di memoria, linguistiche, di pensiero, grafo motorie) che quelle primarie (lettura, scrittura, matematica).
I benefici del trattamento:
piu che in una singola area, i benefici del trattamento coinvolgono la globalità della persona, in termini di inibizione, di azione e di relazioni. Particolarmente rilevante è l’impatto positivo sulla vita sociale e relazionale delle persone; il miglioramento dell’autostima, della motivazione, la riduzione dell’ansia da prestazione e l’aumento della sicurezza personale contribuiscono non solo ad un aumento di efficacia nelle prestazioni, ma migliorano significativamente la qualità di vita della persona.
Ogni essere umano viene al mondo con una dotazione unica di potenzialità che aspirano a realizzarsi così come sicuramente la ghianda aspira a diventare la quercia che si porta dentro.